30 marzo 2011

28 marzo 2011

Fotografia di un disastro, proposte per il rilancio



Il grafico qui sopra (click per ingrandire) mostra l'andamento della produzione industriale della provincia di Brescia e dell'Italia negli ultimi 15 anni, cioè dal 1996 a tutto il 2010, elaborata dal Centro Studi dell'Associazione Industriale Bresciana.

E' un'immagine drammatica. In entrambi i casi la produzione industriale alla fine del 2010 era del 25% inferiore a quella del 2007, e la sua ripresa dai minimi del terzo trimestre del 2009 evidenzia una debole tendenza al  recupero, con livelli produttivi pre-crisi raggiunti, forse, solo verso la fine di questo decennio. Il settore tessile allargato e quello metallurgico sono al cuore di queste difficoltà.

I dati sull'occupazione, su cui torneremo prossimamente, sono ancora più preoccupanti.

Il grafico mostra pure che qualcosa di importante si è "inceppato" nel modello produttivo bresciano. La ripresa produttiva a Brescia è significativamente più lenta che nel resto del Paese, per la prima volta da molto tempo. Questo dato in particolare fa pensare che la ristrutturazione del modello produttivo dovrà essere ancora più profonda prima di restituire a un territorio tra i più economicamente avanzati d'Europa la sua tradizionale forza.

Ricette? Difficile individuarle senza fare analisi più dettagliate e approfondite. Emergono però tre fattori-chiave per il rilancio, su cui una classe dirigente finora distratta e impreparata non può più tentennare: 

1) innovazione di prodotto
2) maggiore efficienza di fondo del sistema-Paese e del sistema-territorio
2) migliore e maggiore istruzione della forza lavoro

24 marzo 2011

Commodities: speculazione o crescita?

La ripresa dei prezzi di molte commodities (energia, materie prime, metalli preziosi) a partire dal 2009, e in particolare i ricorrenti rialzi del prezzo del petrolio, dell'oro, dell'argento e delle terre rare, ha rinfocolato il dibattito sulle determinanti di fondo di queste tendenze.

In particolare, (cattivi) commentatori e politici tendono spesso ad attribuire alla cosiddetta "speculazione" addirittura un intento esplicito di spingere verso l'alto i prezzi.

Nella realtà, i due fattori più importanti alla base della volatilità recente e soprattutto dei rialzi di tante commodities sono la politica monetaria e la semplice crescita della domanda, a fronte di evidenti tensioni sul lato dell'offerta.

Per quanto riguarda la prima, le condizioni generali della politica monetaria in USA, Europa e Giappone rimangono fortemente espansive, e si moltiplica l'evidenza empirica a sostegno di una correlazione positiva tra la situazione globale della liquidità e il comportamento dei prezzi delle commodities.

Per quanto invece concerne l'effetto della crescita economica, il solo grafico in basso chiarisce come i prezzi delle commodities seguano molto da vicino l'andamento della produzione industriale globale, primo indicatore dello stato della domanda di questi beni. La presenza di tensioni di origine geopolitica, commerciale o meteorologica sembrano lavorare nella stessa direzione. Ed entrambi i canali sconfessano ancora una volta la tesi "speculativa".

22 marzo 2011

Il sorpasso

Segno dei tempi che corrono. Nella seconda metà degli anni '80 il nostro governo si sbracciava per strombazzare il presunto sorpasso della vecchia Gran Bretagna ad opera della nostra ruggente Italietta come quinta economia più grande al mondo. In realtà, il tempo e un pizzico di realismo dimostrarono come anche la cosmesi statistica avesse dei limiti, e che mentre in termini di PIL complessivo da allora il nostro paese langue, in quella del debito pubblico siamo sul podio...

Ora, come se non bastasse la Cina, che in pochi anni si è insediata saldamente al secondo posto e comincia a mirare al primo, il Brasile, secondo dati che usano il tasso di cambio medio dello scorso anno per convertire i PIL, nel 2010 ha scavalcato l'Italia, ormai precipitata al settimo posto e a rischio di prossima retrocessione multipla ad opera di Russia e India (vedi grafico in basso tratto dall'Economist).




Qualunque machismo in macroeconomia è fuori luogo. Ci sono paesi dall'economia relativamente piccola in termini globali ma molto dinamica in fatto di capacità di creare e diffondere benessere per i propri cittadini. Poi ci sono paesi come i BRIC appunto che uniscono crescita e dimensioni. Il nostro destino è in un certo senso già segnato dalle dinamiche demografiche, che vedranno presto (anzi, già adesso se si usa la parità dei poteri d'acquisto) ai primi posti della classifica del PIL solo gli USA, gli emergenti BRIC, il Giappone e la Germania.

Tuttavia, un paese come il nostro non può non aspirare, anche in nome del suo futuro come nazione, ad emergere in fatto di produttività totale dei fattori o di livello di istruzione dei suoi abitanti, o per numero di brevetti pro capite. In queste dimensioni, però, la testa della corsa è molto lontana, Francia, Germania e gli odiati britannici fanno molto meglio, e rischiamo di farci doppiare...

17 marzo 2011

VIVA L'ITALIA! Ma siamo a un bivio...

Mi pare che gli Italiani siano ancora da fare, almeno una buona parte di essi.

Al di là delle celebrazioni, cui ci uniamo con entusiasmo moderato dal nostro sentirci prima di tutto cittadini del mondo, questo Paese ha un disperato bisogno di trovare se stesso, di mettere a fuoco un denominatore comune, di identificare un nuovo contratto sociale e di sottoscriverlo, a partire dagli aspetti economici.

Due riforme economiche sono oggi difficilmente eludibili: un profondo ridimensionamento della spesa pubblica e una significativa riduzione delle tante divaricazioni che caratterizzano oggi il Paese (Nord e Sud, giovani e meno giovani, pubblico e privato).

In gioco è il 200esimo anniversario... Auguri Italia!

15 marzo 2011

Investire in conoscenza serve alla crescita economica

Lunedì 21 marzo alle ore 16 presso l'Aula Magna della Facoltà di Economia dell'Università degli Studi di Brescia, si terrà una "Lezione per l'Università e la Città", con protagonista il vice Direttore Generale della Banca d'Italia, Ignazio Visco.


Visco è uno dei più apprezzati economisti italiani, e ha ricoperto importanti incarichi internazionali (è stato direttore della ricerca economica dell'OECD, per esempio), prima di tornare in Banca d'Italia qualche anno fa.

Come altri grandi esperti di crescita e struttura produttiva del nostro Paese in servizio presso la Banca d'Italia (Salvatore Rossi è un altro caso brillante), Visco ha da tempo individuato alcune delle ragioni strutturali del ritardo competitivo e di crescita dell'Italia in generale rispetto alle economie più dinamiche. In particolare, la sua attenzione è da tempo concentrata sui meccanismi di sviluppo del capitale umano. Un suo bel libro, "Investire in conoscenza per la crescita economica" (Il Mulino) analizza nel dettaglio anche i benefici per le nostre chance, come individui e come collettività, di emergere dalla grave deriva economica che stiamo vivendo puntando sull'arricchimento delle nostre conoscenze e competenze.

Lezione da non perdere.

8 marzo 2011

Un giorno al Congresso

Da questo link è possibile scaricare la trascrizione dell'ultima udienza della commissione del congresso USA impegnata a investigare l'effetto del TARP -Trouble Asset Relief Program- sulla stabilità finanziaria.

Le testimonianze incluse nelle trascrizioni sono estremamente interessanti. Esse includono quelle di

  • WILLIAM NELSON, DEPUTY DIRECTOR OF MONETARY AFFAIRS, FEDERAL RESERVE SYSTEM
  • JOSEPH STIGLITZ, ECONOMIST
  • ALLAN MELTZER, PROFESSOR OF POLITICAL ECONOMY, CARNEGIE MELLON UNIVERSITY
  • SIMON JOHNSON, PROFESSOR OF ENTREPRENEURSHIP, MIT SLOAN SCHOOL OF MANAGEMENT
  • LUIGI ZINGALES, PROFESSOR OF ENTREPRENEURSHIP AND FINANCE, UNIVERSITY OF CHICAGO BOOTH SCHOOL OF BUSINESS
e dipingono un quadro al tempo stesso realistico e sconfortante dei pericolosi rapporti di commistione tra grandi intermediari bancari e apparati regolamentari e politici USA.

Una lettura edificante e di indubbio valore per capire se il sistema finanziario post-2008 è davvero più stabile di quello pre-2007...

3 marzo 2011

Q.B.

Altro rapporto di valutazione da studiare per gli inguaribili ottimisti dei mercati azionari: l'andamento della q di Tobin (rapporto tra valore di mercato e valore di rimpiazzo del capitale delle aziende quotate, v. descrizione nel grafico) dal 1900 a qualche settimana fa.

La Fed e i prezzi delle commodities

Nella testa di più di un analista è ben presente la possibilità che il balzo dei prezzi delle materie prime, dell'energia e delle derrate agricole che si osserva dal 2009 possa essere legato anche al tono fortemente espansivo della politica monetaria degli USA, dell'Europa e del Giappone.

Adesso è il Presidente della Federal Reserve Bank di Kansas City, Thomas Hoening, a sostenere questa tesi, impiegandola per giustificare ulteriormente la sua posizione (minoritaria all'interno della Fed) a sostegno di un rialzo immediato dei tassi d'interesse dall'attuale 0% fino all'1%.

Secondo l'alto funzionario la Fed dovrebbe immediatamente far salire i tassi e interrompere una politica monetaria che a suo parere sta creando tensioni inflazionistiche. C'è di più. Questa stance di politica monetaria sarebbe anche all'origine di importanti fenomeni di di instabilità finanziaria e contribuirebbe almeno in parte al recente rialzo dei prezzi delle commodities.

Una parte di questo rialzo secondo Hoenig rifletterebbe migliorate prospettive di crescita dell'economia mondiale e alcune strozzature dell'offerta legate anche a fattori meteorologici, ma "se ti impegni in una politica monetaria altamente espansiva e la tua è la valuta di riserva del pianeta...ciò sicuramente agevola (le spinte da, n.d.r.) il lato della domanda."

Bravo ragazzo, questo Hoenig!

2 marzo 2011

La storia finanziaria del mondo

Se banchieri centrali, autorità di regolazione e governanti avessero dedicato un po' di tempo in più nella costruzione della loro competenza economica allo studio della storia della finanza, probabilmente la Grande Crisi del 2007-2008 non sarebbe stata così grave, o non sarebbe affatto accaduta.

E' una mia convinzione profonda, quindi difficilmente dimostrabile sul piano oggettivo. Tuttavia, il crescente interesse che gli studiosi dedicano all'evoluzione delle istituzioni e dei mercati finanziari è segno che qualcosa sta cambiando.

E' in uscita il nuovo volume di Franco Spinelli, Lezioni di Storia della Finanza, Franco Angeli.




Difficile, ma non impossibile, offrire un commento distaccato del lavoro di un collega (e co-curatore di questo blog) delle cui analisi si ammirano da anni straordinaria lucidità e rigore.

Il libro colma un vuoto, evidente nel panorama italiano, ugualmente caratteristico in quello internazionale, nell'interpretazione dell'evoluzione di struttura, istituzioni e strumenti della finanza. I mercati come li conosciamo oggi sono il frutto di un'evoluzione, non lineare, in corso da secoli, anzi almeno da due millenni. Al tempo stesso, la loro configurazione e il loro andamento si sovrappongono a paradigmi e modelli i cui tratti essenziali sono spesso riconoscibili già in configurazioni e andamenti emersi decenni o secoli fa.

La lettura delle Lezioni è, oltre che un supporto essenziale per una conoscenza compiuta dell'origine dei mercati odierni, un'esperienza intellettuale di grande fascino, perché il volume è ricchissimo di riferimenti concreti e intelligentemente elaborati alle caratteristiche sostanziali degli strumenti, delle attività di negoziazione e dei loro riflessi.    

Un compendio preziosissimo di analisi, foriero di mille spunti di riflessione e di insegnamenti.