Le analisi di questo blog hanno una prospettiva di lungo termine, ma oggi facciamo un'eccezione, dato che gli eventi legati al vertice europeo sull'EFSF e sulla crisi del debito avranno conseguenze permanenti, nel bene o nel male.
Nel grafico in basso (click per ingrandire) trovate l'andamento dei prezzi del BTP 4.75% con scadenza settembre 2021 (il decennale).
La quotazione degli ultimi tre giorni è un vero tracollo, punteggiato da interventi quotidiani della BCE (cerchiati in verde), come si vede efficaci solo per consentire a chi voleva uscire dal mercato di farlo limitando le perdite....
20 ottobre 2011
18 ottobre 2011
Incertezza e spesa pubblica
Gli
ultimi anni hanno insegnato che nelle previsioni economiche è preferibile
mantenersi prudenti, perché l’incertezza domina l'evoluzione futura dei mercati
e delle economie. Individui, famiglie, imprese, gli stessi Stati nazionali fronteggiano
oggi una fase di accentuata volatilità, che si riverbera negativamente sulle
decisioni di tutti questi attori.
Tutta
questa incertezza deriva dal fatto che la Grande Crisi del 2008 ha accelerato una
trasformazione strutturale dell'economia già in corso. Progresso tecnico,
globalizzazione, spostamento verso est del baricentro produttivo e
invecchiamento demografico sono processi permanenti, ma con la Crisi i loro
effetti, e i loro costi, sono diventati più significativi, specialmente per
alcuni ceti sociali e per alcuni paesi. Interi settori industriali sono in via d’estinzione.
Diverse occupazioni sono divenute obsolete o ridondanti; le fragilità di alcuni
sistemi produttivi nazionali, e del loro welfare, sono per alcuni paesi ancora
più insostenibili di quanto non fossero poco tempo fa. La geografia stessa
della produzione e dello scambio mondiali sta rapidamente mutando, promuovendo
nuovi protagonisti (asiatici e latino-americani) e mettendo in forte difficoltà
sistemi storicamente dominanti (vecchia Europa). Questi turbinosi cambiamenti creano
opportunità, timori, ma soprattutto incertezza.
Quanto
emerge dalle nebbie di questo tempo non somiglia per nulla ad una ripresa
economica stabile e duratura. Le economie dei paesi occidentali vivono e vivranno
ancora almeno per il 2012 una persistente debolezza. I paesi emergenti
continueranno a crescere più vigorosamente di noi, ma meno di quanto abbiano
fatto negli ultimi due anni. Consumi, investimenti e commercio internazionale a
loro volta si indeboliranno.
Il
nostro paese è tra i più esposti a questi rischi, e al tempo stesso quello più
vulnerabile alla questione oggi più importante, cioè la sostenibilità delle
finanze pubbliche.
Il
vasto debito che abbiamo potrebbe essere ridotto se il paese crescesse a tassi
tripli o quadrupli di quelli degli ultimi 10 anni. Se invece continuasse la scadente
crescita economica recente, ci ritroveremmo in una prospettiva greca o argentina.
Per evitarla, occorre far salire le entrate pubbliche, tagliare la spesa, o
combinare le due cose. Ora, tutti ci auguriamo una sconfitta dell’evasione
fiscale, che però non sarà possibile a breve, né senza fondamentali revisioni
del nostro sistema giuridico e un irrobustimento del contratto sociale che lega
gli Italiani allo Stato. Queste cose richiedono, oltre che volontà, molto
tempo, e non è scontato che riescano. Quindi, restano essenzialmente l’aumento
della pressione fiscale sui ceti che già pagano le tasse, oppure una
diminuzione significativa delle spese. Complessivamente, la seconda via può fornire
una soluzione meno iniqua e strutturale al problema. Ed eliminare una
consistente fonte di incertezza.
7 ottobre 2011
Lo stress fa male...
Londra, 6 ottobre 2011, conferenza di Bank of America Merrill Lynch, presentazione di Corrado Passera, Chief Executive Officer di Intesa SanPaolo.
Il supermanager è impegnato a dimostrare la robustezza della patrimonializzazione di Intesa. Per farlo lancia una slide che colloca l'Istituto al quarto posto in Europa tra le maggiori banche per Core Tier 1 Ratio secondo gli stress test EBA.
Tutto molto brillante.
E surreale, perchè, come si vede dalla slide incriminata in basso (click per ingrandire), al primo posto di quei test-farsa si trova...Dexia!
Ricordiamo a quanti si fossero distratti che si tratta di una grossa banca franco-belga, già semi-nazionalizzata dopo la sua prima insolvenza di fatto alla fine del 2008, e per la quale i due governi europei esitano in questi giorni a imporre un secondo, più esteso salvataggio per paura che le conseguenze sulla fragilità fiscale di Francia e Belgio possano scatenare un downgrade del loro merito creditizio sovrano...
Il supermanager è impegnato a dimostrare la robustezza della patrimonializzazione di Intesa. Per farlo lancia una slide che colloca l'Istituto al quarto posto in Europa tra le maggiori banche per Core Tier 1 Ratio secondo gli stress test EBA.
Tutto molto brillante.
E surreale, perchè, come si vede dalla slide incriminata in basso (click per ingrandire), al primo posto di quei test-farsa si trova...Dexia!
Ricordiamo a quanti si fossero distratti che si tratta di una grossa banca franco-belga, già semi-nazionalizzata dopo la sua prima insolvenza di fatto alla fine del 2008, e per la quale i due governi europei esitano in questi giorni a imporre un secondo, più esteso salvataggio per paura che le conseguenze sulla fragilità fiscale di Francia e Belgio possano scatenare un downgrade del loro merito creditizio sovrano...
La norma e l'estremo
Ci sono due modi
possibili di spiegare i fenomeni di turbolenza economico-finanziaria dal punto di vista statistico.
Il primo è di escludere
lo straordinario e concentrarsi sulla normalità. L’analista lascia da parte gli
outliers e studia i casi ordinari.
Il
secondo approccio consiste nel rilevare che la comprensione profonda di un
fenomeno necessita di un'accurata considerazione degli estremi, in misura
particolare se essi comportano effetti cumulati straordinariamente rilevanti.
Come ricorda spesso Nassim N. Taleb, Si può misurare il pericolo che un criminale pone solo basandosi su quello che
fa in un giorno normale? Si può capire la salute senza considerare le malattie
più estese e le epidemie?
Di fatto, per i mercati finanziari la normalità è quasi
irrilevante, come rivelano anche nostre semplici elaborazioni. Nel periodo
Gennaio 1871 - Agosto 2011 i rendimenti mensili sull’indice azionario S&P
Composite compresi tra il -1% e l’1% sono solo 488 su 1688 mesi di dati. Quelli
compresi tra -5% e il 5% sono 1430, il che significa che oscillazioni così
ampie interessano più del 15.3% del campione. Il dato colpisce in maniera
particolare perché il semplice rendimento medio mensile annualizzato è inferiore
al 4%. Le ultime nove sedute di borsa hanno visto una variazione dell'indice DJIA superiore a 100 punti. Non è un caso isolato, ma per ritrovare una sequenza analoga di volatilità così pronunciata bisogna tornare indietro a...Novembre 2008.
4 ottobre 2011
60 anni di inflazione e PIL
In un lavoro scritto insieme a A. Del Boca, M. Fratianni e F. Spinelli, Macroeconomic instability and the Phillips Curve in Italy, investighiamo l'esistenza della classica relazione di Phillips tra inflazione e crescita del reddito aggregato nell'Italia del secondo dopoguerra.
Impiegando varie tecniche empiriche per stimare la relazione nel periodo dal 1949 al 2010, le nostre stime evidenziano l'inesistenza di un'associazione stabile, statisticamente significativa e positiva tra prezzi e output. Basta dare un'occhiata, nel grafico in basso (click per ingrandire), a come le due misure di ciclo economico (YGAP) tendano a muoversi spesso in antitesi rispetto all'inflazione (INF), per una conferma visuale di questa regolarità.
La nostra analisi attribuisce questo risultato, apertamente in contrasto con l'evidenza internazionale e con altri contributi relativi all'Italia, a una situazione macroeconomica caratterizzata a lungo da una politica monetaria largamente dominata dalle esigenze di finanziamento (monetizzazione parziale) dei deficit fiscali e al rigido meccanismo di indicizzazione dei salari incorporato nella famosa Scala Mobile. La combinazione tra queste due caratteristiche contribuì in misura fondamentale alla persistente distorsione inflazionistica e all'instabilità macroeconomica che durò quasi fino all'ingresso dell'Italia nell'Unione Monetaria Europea.
Non che quest'ultima abbia propriamente risolto tutti i nosti problemi macroeconomici...
Impiegando varie tecniche empiriche per stimare la relazione nel periodo dal 1949 al 2010, le nostre stime evidenziano l'inesistenza di un'associazione stabile, statisticamente significativa e positiva tra prezzi e output. Basta dare un'occhiata, nel grafico in basso (click per ingrandire), a come le due misure di ciclo economico (YGAP) tendano a muoversi spesso in antitesi rispetto all'inflazione (INF), per una conferma visuale di questa regolarità.
La nostra analisi attribuisce questo risultato, apertamente in contrasto con l'evidenza internazionale e con altri contributi relativi all'Italia, a una situazione macroeconomica caratterizzata a lungo da una politica monetaria largamente dominata dalle esigenze di finanziamento (monetizzazione parziale) dei deficit fiscali e al rigido meccanismo di indicizzazione dei salari incorporato nella famosa Scala Mobile. La combinazione tra queste due caratteristiche contribuì in misura fondamentale alla persistente distorsione inflazionistica e all'instabilità macroeconomica che durò quasi fino all'ingresso dell'Italia nell'Unione Monetaria Europea.
Non che quest'ultima abbia propriamente risolto tutti i nosti problemi macroeconomici...
20 settembre 2011
La crisi? Italia meglio degli altri!
Sono appena uscite le nuove stime IMF sulla crescita 2011 e 2012 (v. tabella in basso, click per ingrandire). Non c'è paese della tabella che sia atteso crescere meno dell'Italia nel 2012 (nel 2011 ci dovrebbe battere solo il terremotato e depresso Giappone) o che si sia visto rivedere in misura così rotonda (-1%) la stima preliminare sul prossimo anno.
Problema di aritmetica elementare: di quante "manovre" di finanza pubblica avremo bisogno per il pareggio di bilancio nel 2013?
Problema di aritmetica elementare: di quante "manovre" di finanza pubblica avremo bisogno per il pareggio di bilancio nel 2013?
Cronaca di una crisi annunciata
Come ampiamente previsto (anche da questo blog), le società di rating hanno cominciato a rivedere il rating creditizio della Repubblica Italiana.
Se c'è un problema con quanto S&P ha fatto ieri sera, sta nel fatto che questo tipo di decisioni continuano ad arrivare tardi. Che la situazione congiunturale e strutturale dell'economia italiana sia molto meno rosea delle proiezioni del ministero dell'economia di inizio anno e anche di quelle correnti, è cosa ignota solo a chi è condizionato ideologicamente, o malato. Lo stesso vale per gli effetti recessivi della manovra finanziaria appena approvata, o per la precaria patrimonializzazione delle banche europee, italiane in testa.
Resta disperante l'assenza di prospettive di miglioramento, ma anche della consapevolezza della gravità della nostra situazione economica. Forse dobbiamo ancora toccare il fondo. Peccato che per tanti, sicuramente per la maggior parte degli italiani, il fondo sia più duro che per gli altri.
Se c'è un problema con quanto S&P ha fatto ieri sera, sta nel fatto che questo tipo di decisioni continuano ad arrivare tardi. Che la situazione congiunturale e strutturale dell'economia italiana sia molto meno rosea delle proiezioni del ministero dell'economia di inizio anno e anche di quelle correnti, è cosa ignota solo a chi è condizionato ideologicamente, o malato. Lo stesso vale per gli effetti recessivi della manovra finanziaria appena approvata, o per la precaria patrimonializzazione delle banche europee, italiane in testa.
Resta disperante l'assenza di prospettive di miglioramento, ma anche della consapevolezza della gravità della nostra situazione economica. Forse dobbiamo ancora toccare il fondo. Peccato che per tanti, sicuramente per la maggior parte degli italiani, il fondo sia più duro che per gli altri.
18 settembre 2011
Come diventare too big to fail
L'ottimo grafico che segue (click per ingrandire) spiega l'irresistibile processo di concentrazione del sistema bancario americano degli ultimi decenni. Qualcosa di molto simile è accaduto in Italia, ma per ragioni molto diverse, ancora meno legate a spinte concorrenziali endogene e più frutto di logiche meta-bancarie.
13 settembre 2011
La Cina (adesso) è vicina
Ricorrere all'aiuto diretto di istituzioni finanziarie cinesi come acquirenti dei titoli del nostro debito pubblico, e divulgarlo in forma ufficiale, come ha fatto il nostro ministero dell'economia, è un'altra pagina del catalogo della disperazione cui si ispira sempre di più la nostra politica economica. Per capire la profondità di queste operazioni basterebbe osservare quale effetto ebbe sulle sorti della Grecia un analogo accordo del 2010.
Tornano in mente, oltre alle innumerevoli tirate di un certo ministro dell'economia contro la globalizzazione e le nuove potenze asiatiche, un piccolo aneddoto relativo a qualche anno fa. Sotto l'egida del Presidente della Repubblica Ciampi era stata organizzata una missione economico-diplomatica dell'Italia in Cina. L'allora governo in carica, contrariato dall'iniziativa e ideologicamente motivato dalla posizione anti-cinese del suo ministro dell'economia, fece di tutto per boicottarla.
Tornano in mente, oltre alle innumerevoli tirate di un certo ministro dell'economia contro la globalizzazione e le nuove potenze asiatiche, un piccolo aneddoto relativo a qualche anno fa. Sotto l'egida del Presidente della Repubblica Ciampi era stata organizzata una missione economico-diplomatica dell'Italia in Cina. L'allora governo in carica, contrariato dall'iniziativa e ideologicamente motivato dalla posizione anti-cinese del suo ministro dell'economia, fece di tutto per boicottarla.
9 settembre 2011
A Stark warning
E' abbastanza probabile che le dimissioni di Jurgen Stark dal comitato esecutivo della BCE, così come il ritiro di Axel Weber dalla corsa alla successione di Trichet a Presidente dell'Istituto, siano il risultato di divergenze molto profonde sulla condotta della politica monetaria e del sostegno ai paesi perifierici.
Tuttavia a chi, come me, non condivide la strategia di kicking the can down the road che ha dominato finora la questione, questa immagine sembra abbastanza appropriata...
Tuttavia a chi, come me, non condivide la strategia di kicking the can down the road che ha dominato finora la questione, questa immagine sembra abbastanza appropriata...
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