Un altro anno così e nei bilanci bancari resteranno solo le sofferenze (click per ingrandire):
Kernels
Analisi macroeconomica e finanziaria a cura di Carmine Trecroci e Franco Spinelli
20 maggio 2013
15 maggio 2013
Sette trimestri, sette anni
I dati appena pubblicati sul PIL italiano (ed europeo) del primo trimestre 2013 confermano che la luce alla fine del tunnel di cui il nostro primo ministro e il ministro delle attività produttive circa un anno fa era un abbaglio, o, peggio, un'inaccettabile propaganda: il nostro paese è in recessione ormai da sette trimestri. Anzi, considerando che già il nostro PIL del 2007 evidenziò una discesa, e che la cosiddetta ripresina del 2010 e 2011 fu veramente superficiale, siamo ormai all'inizio del settimo anno di grande crisi produttiva.
Nella figura in basso (click per ingrandire) si vede quindi che già per l'Europa (va ancora peggio per l'Italia) il confronto tra l'andamento della produzione tra la crisi in corso e quella del 1929 comincia a indicare che, in termini di durata e di prospettive, quella attuale rischia di essere più pesante.
Nella figura in basso (click per ingrandire) si vede quindi che già per l'Europa (va ancora peggio per l'Italia) il confronto tra l'andamento della produzione tra la crisi in corso e quella del 1929 comincia a indicare che, in termini di durata e di prospettive, quella attuale rischia di essere più pesante.
05 aprile 2013
Ucci ucci sento odor di QE4...
Per capire perchè l'economia USA cresce poco, e soprattutto il senso del post precedente, vedasi grafico in basso (click per ingrandire):
The hamster wheel
La ruota del criceto, psicodramma globale in cinque atti
Atto primo: la bolla creditizia esplode, travolgendo banche, mercati ed economia reale.
Atto secondo: invece che semplicemente aiutare il sistema a depurarsi degli squilibri e distorsioni creatisi nella fase precedente, le banche centrali blindano il deleveraging del sistema finanziario e degli stati attraverso politiche straordinariamente espansive.
Atto terzo: l'unico effetto tangibile delle politiche di QE sono il progressivo allontanamento delle quotazioni azionarie e di alcuni segmenti del mercato creditizio da valori coerenti con i fondamentali depressi dell'economia reale.
Atto quarto: ad ogni marcato peggioramento del ciclo economico, le banche centrali rispondono con nuovi stimoli ai mercati azionari. Ripetuto per ben quattro anni consecutivi (2010-13), il gioco esibisce rendimenti decrescenti, ai quali gli ideologi del "whatever-it-takes" replicano con dosi sempre maggiori di liquidità. A un certo punto, si decide di formalizzare la fusione della politica monetaria con quella fiscale, attraverso il finanziamento automatico dei deficit di bilancio pubblico da parte della banca centrale.
Epilogo: si salvi chi puo!
Atto primo: la bolla creditizia esplode, travolgendo banche, mercati ed economia reale.
Atto secondo: invece che semplicemente aiutare il sistema a depurarsi degli squilibri e distorsioni creatisi nella fase precedente, le banche centrali blindano il deleveraging del sistema finanziario e degli stati attraverso politiche straordinariamente espansive.
Atto terzo: l'unico effetto tangibile delle politiche di QE sono il progressivo allontanamento delle quotazioni azionarie e di alcuni segmenti del mercato creditizio da valori coerenti con i fondamentali depressi dell'economia reale.
Atto quarto: ad ogni marcato peggioramento del ciclo economico, le banche centrali rispondono con nuovi stimoli ai mercati azionari. Ripetuto per ben quattro anni consecutivi (2010-13), il gioco esibisce rendimenti decrescenti, ai quali gli ideologi del "whatever-it-takes" replicano con dosi sempre maggiori di liquidità. A un certo punto, si decide di formalizzare la fusione della politica monetaria con quella fiscale, attraverso il finanziamento automatico dei deficit di bilancio pubblico da parte della banca centrale.
Epilogo: si salvi chi puo!
02 aprile 2013
La deriva, i saggi e le ragnatele bancarie
L'arretramento della crescita del reddito pre capite italiano rispetto ad alcuni peers che riporta il grafico in basso (click per ingrandire) è impressionante:
Passi per l'arrembante crescita sudcoreana, inarrivabile anche per paesi molto più dinamici del nostro. Ma la perdita di spinta del nostro tenore di vita rispetto a Germania e Regno Unito (sistemi demograficamente simili al nostro) nell'ultimo quindicennio non può non convincere che alla base del nostro declino ci sono fattori profondi e strutturali. Il peso del settore pubblico nell'economia e il (mancato) rispetto della legge sono sicuramente tra quelli che esercitano maggiori effetti. La domanda è: la nostra collettività è sufficientemente coesa per accettare le misure necessarie a riaprire un processo di sviluppo?
Fra una incomprensibile commissione di saggi e la gerontocrazia che domina il sistema bancario, è lecito nutrire seri dubbi.
Passi per l'arrembante crescita sudcoreana, inarrivabile anche per paesi molto più dinamici del nostro. Ma la perdita di spinta del nostro tenore di vita rispetto a Germania e Regno Unito (sistemi demograficamente simili al nostro) nell'ultimo quindicennio non può non convincere che alla base del nostro declino ci sono fattori profondi e strutturali. Il peso del settore pubblico nell'economia e il (mancato) rispetto della legge sono sicuramente tra quelli che esercitano maggiori effetti. La domanda è: la nostra collettività è sufficientemente coesa per accettare le misure necessarie a riaprire un processo di sviluppo?
Fra una incomprensibile commissione di saggi e la gerontocrazia che domina il sistema bancario, è lecito nutrire seri dubbi.
26 marzo 2013
Lo spread e il solido Paese
I mercati finanziari italiani continuano ad essere molto intimoriti dalla possibilità di un nuovo downgrade del debito sovrano o dei rating delle nostre banche da parte di Moody's. Tuttavia, l'evidenza empirica ci dice che le agenzie di rating danno sì giudizi mediamente equilibrati ma altrettanto mediamente in ritardo
sulla probabilità di insolvenza. In altri termini, la situazione macroeconomica del nostro Paese potrebbe già essere molto peggiore di quanto quegli eventuali giudizi sintetici possano o vogliano dire.
Per esempio, il grafico in basso (click per ingrandire) conferma che a differenza che in altri paesi in sofferenza debitoria, l'Italia continua a non registrare miglioramenti nella propria posizione competitiva, e in particolare vede ulteriori aumenti nei costi unitari del lavoro:
20 marzo 2013
QE: Quotazioni Esuberanti?
Non possiamo affermare con certezza assoluta che l'obiettivo centrale delle politiche di quantitative easing della Fed sia quello di sostenere la crescita delle quotazioni azionarie.
Ma qualche sospetto in tal senso ce l'abbiamo... soprattutto quando si presti attenzione al crescente distacco tra le quotazioni azionarie correnti e l'andamento prospettico di utili, produzione industriale, PIL, alle quali in teoria dovrebbero essere strettamente legate.
Oppure quando osserviamo grafici eloquenti come quello in basso (elaborato da Doubleline Capital; click per ingrandire):
Ma qualche sospetto in tal senso ce l'abbiamo... soprattutto quando si presti attenzione al crescente distacco tra le quotazioni azionarie correnti e l'andamento prospettico di utili, produzione industriale, PIL, alle quali in teoria dovrebbero essere strettamente legate.
Oppure quando osserviamo grafici eloquenti come quello in basso (elaborato da Doubleline Capital; click per ingrandire):
18 marzo 2013
We're back...to normal!
Torno a scrivere su Kernels dopo una lunga pausa. Non è stato solo a causa di superlavoro, ma anche per un overflow di notizie, piccole e grandi, tutte straordinarie.
Impossibile, ma anche superfluo, tornare con un post riassuntivo. Tuttavia, qualche istantanea che guardi alle prospettive dei prossimi mesi possiamo senz'altro scattarla, rinviando al torrenziale flusso di post dei prossimi giorni per analisi più dettagliate:
Impossibile, ma anche superfluo, tornare con un post riassuntivo. Tuttavia, qualche istantanea che guardi alle prospettive dei prossimi mesi possiamo senz'altro scattarla, rinviando al torrenziale flusso di post dei prossimi giorni per analisi più dettagliate:
- Europa e Giappone continueranno a fare fatica. La prima continua ad essere vittima degli effetti recessivi delle politiche di austerità e del clima di incertezza. Gli USA continueranno a viaggiare su una crescita di circa il 2% su base annua, da rivedere al ribasso in caso di ulteriori turbolenze finanziarie dall’Europa. Asia e Cina in decelerazione.
- Dato lo slack pervasivo nelle economie avanzate, non dovrebbero materializzarsi rischi concreti di inflazione a breve. Piuttosto, si intravvedono esuberanze sui prezzi di alcuni asset (azioni incluse). Anche per questa ragione, i programmi di espansione della liquidità potrebbero essere interrotti entro la fine dell’anno negli USA e in Giappone; meno probabilmente in Europa, dove invece le OMT potrebbero vedere la luce per Spagna e Italia. Abbastanza improbabili movimenti dei policy rates.
- In aumento il rischio di contrazione dei corsi obbligazionari rispetto ai livelli correnti, specialmente per i governativi, anche per effetto della progressiva, inevitabile riduzione dei programmi di acquisto di titoli di stato da parte di Fed e BoJ. Eventuali turbolenze sul segmento sovrano in Europa possono accelerare la tendenza.
- La stagnazione/depressione del ciclo economico europeo continua a trovare nell'Italia il suo caso più acuto. Con una situazione politica altamente incerta e fondamentali così negativi, non si vede come si possano mantenere posizioni lunghe su azionario e obbligazionario del nostro Paese...
- Azionario USA: i profitti USA sono già ai massimi degli ultimi anni, per cui i dividendi e i corsi futuri hanno spazi molto limitati di crescita. Qualche margine in più per l’azionario dei paesi emergenti, in ripresa soprattutto quello legato alla Cina.
- Imbarazzante la povertà progettuale delle autorità europee nel caso di Cipro. Non solo si è dato il via a una catena di eventi che potrebbe innescare una fuga di capitali e verso gli sportelli bancomat dell'area euro; non solo si è scelto di trattare indifferentemente depositanti piccoli e grandi alla stregua di criminali o di pecore da tosare; non solo ci si è mossi con mosse lente, parziali e prevedibili, quindi facilmente aggirabili dagli investitori più sofisticati. La cosa più grave è che si fa ulteriormente precipitare il paese nel caos economico e sociale, senza risolvere minimamente il suo problema di debito e di crescita, che è di dimensioni molto maggiori del bail-out delineato (segnalo in proposito il bell'articolo di Charles Wyplosz di oggi)
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