17 novembre 2015

Martedì 1 dicembre alle 10:30 nell'Aula Magna di San Faustino verrà presentato il Rapporto sulla Stabilità Finanziaria preparato dalla Banca d'Italia. Ghiotta occasione di riflessione e confronto sulle principali problematiche del sistema bancario e finanziario italiano, con una prospettiva sulla situazione macroeconomica globale.
 

8 ottobre 2015

Importante convegno sul riciclaggio e sulla sua prevenzione. Particolarmente interessante per gli studenti di macroeconomia. 

MARTEDÌ 20 OTTOBRE 2015 – ORE 10.30
AULA MAGNA DIPARTIMENTO DI ECONOMIA E MANAGEMENT
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BRESCIA
Via San Faustino 74/B


17 novembre 2014

Martedì 2 dicembre alle 11:30 in Aula Magna presso il nostro Dipartimento di Economia di Economia e Management verrà presentato il Rapporto della Banca d'Italia sulla Stabilità Finanziaria. La relazione principale sarà tenuta da Giorgio Gobbi, Capo del Servizio Stabilità Finanziaria della Banca d'Italia.

SLIDES (pdf)

Invito:



20 aprile 2014

Come incidono incertezza e informazione limitata sui rischi di mercato?

Ricerca con Simone Salotti accettata per la pubblicazione su QUARTERLY REVIEW OF ECONOMICS AND FINANCE.

Abstract:

We explore the time variation of factor loadings and abnormal returns in the context of a four-factor model. Our methodology, based on an application of the Kalman filter and on endogenous uncertainty, overcomes several limitations of competing approaches used in the literature. Besides taking learning into account, it does not rely on any conditioning information, and it only imposes minimal assumptions on the time variation of the parameters. Our estimates capture both short- and long-term fluctuations of risk loadings and abnormal returns, also showing marked variation across US industry portfolios. The results from mean-variance spanning tests indicate that our baseline model yields accurate predictions and can therefore improve pricing and performance measurement.

16 gennaio 2014

Alleviare povertà e diseguaglianza: la politica fiscale aiuta

A volte gli economisti si pongono domande apparentemente retoriche. Ma è una questione di metodo scientifico...

Prendiamo il caso degli effetti delle politiche fiscali - tassazione, spesa pubblica, trasferimenti - sul livello di diseguaglianza dei redditi e di povertà in un paese. L'uomo della strada o la proverbiale casalinga hanno più di un sospetto che interventi espansivi su tutti questi strumenti possano contribuire ad alleviare quei problemi. Fino a poco tempo fa mancavano però misurazioni concrete e robuste degli effetti delle politiche fiscali su misure standard di diseguaglianza e povertà.

In uno studio appena concluso con Simone Salotti (Oxford Brookes University), abbiamo analizzato un dataset composito di dati su 20 economie avanzate lungo i passati quattro decenni. Abbiamo valutato gli effetti redistributivi della spesa pubblica, del debito e di altri indicatori fiscali, impiegando diverse misure di diseguaglianza dei redditi e tenendo conto di varie complicazioni metodologiche. Tenete conto che per la maggior parte dei paesi emerge per gli ultimi due decenni un deciso aumento della diseguaglianza, come si vede dal grafico in basso (click per ingrandire).



Il nostro risultato più importante è che un maggiore attivismo espansivo della politica fiscale risulta associato con una distribuzione del reddito più equa non solo nei suoi strati medi e bassi, ma anche rispetto ai redditi più elevati. Nella maggior parte dei casi la spesa pubblica per beni e consumi si rivela uno strumento efficace a fini redistributivi.

Mille implicazioni, tra cui la previsione che le politiche di risanamento fiscale in corso in alcuni paesi potrebbero peggiorare la distribuzione del reddito in misura considerevole... In aggiunta a quanto la crisi economica sta probabilmente già facendo.

24 dicembre 2013

Competitivi non si nasce. E per diventarlo...

Una volta all'anno, il World Economic Forum, un'organizzazione non-profit svizzera, elabora e pubblica il Global Competitiveness Index, che sintetizza la posizione competitiva relativa di diverse economie. Il dato è frutto di un gran numero di informazioni assemblate da fonti diverse e autorevoli (World Bank, OECD, World Trade Organisation, etc.). Più di un centinaio di variabili, divise in 12 fattori, vengono aggregate usando pesi diversi, calibrati per tenere conto dello stadio di sviluppo di ciascuna economia.

Guardando oltre i riferimenti dell'ultimo anno a un orizzonte più lungo, quello degli ultimi sette, si conferma la preoccupante perdita di competitività da parte dei paesi del sud Europa, come si può osservare dal grafico elaborato da Bruegel (click per ingrandire) e pubblicato da Der Spiegel:


Questa prospettiva conferma tra l'altro che un'inversione di questa tendenza, per quanto auspicabile, non potrà che avvenire gradualmente e solo per effetto di scelte razionali e riforme profonde ed incisive, come quelle, per esempio, che hanno consentito alla Germania di migliorare ulteriormente la sua già soddisfacente posizione di testa.

22 dicembre 2013

What goes down must...

Se 220 non vi sembran pochi... Il grafico in basso (click per ingrandire) permette di capire che probabilmente ci troviamo già oltre il termine di una fase di tassi di interesse insolitamemte bassi. Crollo delle aspettative di inflazione, integrazione gobale dei mercati, acquisti straordinari da parte delle banche centrali, hanno tutti gonfiato a lungo i prezzi dei T-Bonds. Anche se con estrema cautela, l'annuncio Fed di questa settimana sull'avvio a gennaio della riduzione negli acquisti straordinari di titoli è sintomatico di una svolta forse decennale nella dinamica dei tassi. Con conseguenze non del tutto prevedibili o scontate...

  

17 settembre 2013

Processo alla finanza

Salvatore Rossi, Direttore Generale della Banca d'Italia, uno dei più acuti economisti italiani, presenterà il 24 ottobre nella nostra Università il suo ultimo libro, "Processo alla finanza" (in basso l'invito alla presentazione, click per ingrandire). Sarà una buona occasione per riflettere sulle radici della grande crisi finanziaria, sui suoi nodi irrisolti, sui rischi che si ripeta. Dalle ultime pagine del libro:

“La finanza è una modalità di organizzazione dell’agire economico che per sua natura produce periodicamente instabilità. Possiamo facilmente rigettare la rozza semplificazione che la vede come uno strumento del diavolo, ma rimane il problema di identificare e prevenire le sue disastrose degenerazioni. La soluzione è una sola: la finanza va assoggettata ad una istanza superiore, pubblica. I modi e la misura di questo assoggettamento sono questione aperta, opinabile. è indubbio che il libero agire delle forze di mercato è un valore, anche nei mercati finanziari, tuttavia la speciale natura della merce che vi si negozia, la fiducia privata e pubblica, induce a prevedere limitazioni anche severe di quella libertà. Questa è la lezione della crisi globale che ci ha colpiti cinque anni fa. Questa è la ricorrente lezione della storia.”



  





1 luglio 2013

Un battito!

In giugno modesto recupero del tasso di contrazione del livello di attività produttiva nel comparto manifatturiero europeo. L'annuncio è convoluto, ma in questi tempi confusi è meglio essere precisi. Secondo l'indice PMI (purchasing managers index), come mostra la tabella in basso (click per ingrandire) nei paesi periferici europei si è registrato un salutare rallentamento della contrazione dei livelli di produzione. Un valore inferiore a 50 indica una riduzione della produzione, uno superiore a 50 un'espansione.


Per alcuni paesi, tra cui il nostro, il valore di giugno segna il livello più elevato da un anno e mezzo o due. Importante eccezione, la Germania, il cui battito manifatturiero arretra rispetto al valore, già basso, del mese scorso.

L'indicatore PMI, un indicatore anticipatore, è molto importante perchè coglie con discreta accuratezza e appunto in anticipo le tendenze più generali dell'attività economica, che poi si concretizzano nel tasso di variazione del PIL, a frequenza trimestrale. Una rondine non fa primavera, soprattutto se siamo ancora a fine gennaio e in un'annata particolarmente rigida. Però la sensazione che si stia avvicinando il fondo della contrazione industriale degli ultimi due anni è pienamente autorizzata da questi dati.

Nulla di più ottimistico, però, per il momento.